Terzo di sei fratelli (gli altri erano Francesco, Nicola, Lina, Vittorio e Aldo, quest'ultimo scomparso all'età di 5 anni a causa del tifo) nacque il 22 Agosto 1935 a Catanzaro da Raffaele, impiegato presso il Tribunale di Catanzaro, originario di Guardavalle, e da Angiolina Grande, casalinga.
Benché denotasse interesse per gli studi, dovette iniziare a lavorare presto, così come i fratelli maggiori Francesco e Nicola che operavano nel settore dei trasporti, per contribuire al sostegno di una famiglia numerosa in difficoltà negli anni del regime fascista. Nel 1935, difatti, venne assunto quale commesso in un negozio di generi alimentari sito nel quartiere «Coculi» di Catanzaro, nelle strettoie del centro storico, di proprietà di Armando Mauro che divenne anche il suo padrino di cresima.
Dopo otto anni di "gavetta", nel 1943 decise che era arrivato il momento di camminare con le proprie gambe e aprì, in prossimità di Corso Mazzini, una piccola bottega di generi alimentari nella quale vendeva anche caffè (che i fratelli trasportavano da Napoli) e deteneva una piccola macchina per la somministrazione della bevanda al pubblico.
Iniziò in quel 1943, listato a lutto per la sua famiglia a causa della prematura scomparsa del padre, perito nel bombardamento della città del 27 agosto, l'avventura che porterà nel tempo Guglielmo Papaleo a dare vita a una delle realtà industriali più importanti della Calabria e del Mezzogiorno. Con caparbietà , ma senza mai perdere di vista l'umiltà , aiutato dal fratello Vittorio, ampliò in seguito l'attività , puntando sulla ripresa post-bellica, e nel 1947 iniziò la produzione artigianale con degustazione nella "Casa del Caffè", sita nel rione Stratò, che precedette di circa dieci anni l'avvio della torrefazione nel quartiere Sala, in una zona della città prossima alla stazione ferroviaria.
Un primo, importante, salto di qualità per la sua attività , con ampi spazi destinati ai depositi doganali, alla produzione e all'amministrazione in una posizione strategica.
Papaleo ha sempre creduto nella comunicazione, sin dai tempi in cui allestiva accattivanti vetrine nel negozio di Armando Mauro (ben prima, quindi, dei particolari veicoli pubblicitari a forma di tazzina che giravano per la Calabria con il logo del Caffè Guglielmo).
L'avvio della torrefazione venne infatti supportato da campagne pubblicitarie che risultarono efficaci ai fini della conoscenza del marchio e dell'incremento dei fatturati, in uno al valore principale del prodotto finito, la qualità.
Alla fine della guerra conobbe casualmente Adalgisa Martelossi, una donna friulana bella quanto forte e determinata, ospite a Catanzaro di amici di famiglia, che sposò nel 1946 e dalla quale nacquero tre figlie, Gabriella, Luciana e Daniela. La moglie del Papaleo (che egli chiamava sempre "Martelò" e che ha superato i 100 anni di vita), ha avuto un ruolo importante nella famiglia ma anche per lo sviluppo dell'attività , contribuendo a fornire indirizzi operativi per l'azienda e sostenendo il marito anche dal punto di vista psicologico in qualche momento difficile, sposandone anche la determinazione nel credere nelle potenzialità della terra calabrese per poter realizzare i suoi sogni.
La qualità del prodotto e le efficaci campagne pubblicitarie diedero all'impresa una favorevole immagine, ben oltre l'area del catanzarese, e i fatturati divennero importanti; di contro divennero insufficienti gli spazi nello stabilimento di Catanzaro Sala. Era il momento di investire e di "continuare a crederci", e nel 1968 iniziò la costruzione del nuovo stabilimento a Copanello di Stalettì inaugurato successivamente nel 1972. Uno stabilimento di oltre 10.000 metri quadrati che si sviluppava su un unico livello di produzione per l'ottimizzazione di macchine e impianti, per quei tempi già all'avanguardia e di cui non erano in possesso molte torrefazioni con marchi notissimi e di rilevanza nazionale, continuando cosi a proporre un'immagine aziendale nella quale si fondevano innovazione e tradizione e che si caratterizzava, sin dai tempi in cui operava su Catanzaro Sala, per essere «una grande famiglia »: non sono in pochi coloro che hanno avvicinato, con le dovute proporzioni, la figura di Don Guglielmo a quella di Adriano Olivetti.
Difatti, "Don Guglielmo", oltre ad essere votato alla solidarietà e alla beneficenza, anche attraverso la Fondazione Rita Levi Montalcini, nonché a sostenere importanti iniziative ed eventi riguardanti la città di Catanzaro, alla quale rimase sempre legato pur avendo nel frattempo trasferito la residenza a Stalettì (compreso il sostegno e poi la sponsorizzazione della squadra di calcio, l'US Catanzaro), ebbe sempre a cuore il capitale umano costituito dai dipendenti, aiutandoli per l'acquisto della casa e per far studiare i propri figli e provvedendo alla loro formazione continua anche attraverso viaggi di lavoro e culturali sia in Italia che all'estero.
Agli inizi degli anni Settanta decise di investire nei villaggi turistici e nel settore alberghiero, realizzando sempre a Copanello Lido il «Villaggio Guglielmo »,affiancandolo al già esistente Stabilimento Balneare e acquisendo subito dopo a Catanzaro il «Guglielmo Hotel » (l'ex Jolly Hotel del Gruppo Marzotto). Era un sogno che si era avverato, grazie alla determinazione e alla ponderatezza che da sempre hanno caratterizzato la figura di questo imprenditore-non padrone che non ha mai dimenticato da dove era partito. Copanello in primis era diventato il suo mondo e Copanello è stato sempre più identificato con Guglielmo.
Nello stabilimento di Copanello, volle creare uno spazio destinato alla memoria, un vero e proprio «museo del caffè » nel quale sono visibili in bella mostra vecchie macchine per la torrefazione e per l'erogazione del caffè macinato, rare confezioni del prodotto, sacchi di juta, finanche le autovetture pubblicitarie: un insieme di oggetti, spesso unici anziché rari, collezionati in oltre 70 anni di attività , a partire da quel 1943 in cui c'era ancora la guerra.
Nel 1997 Don Gugliemo ricevette la nomina a Cavaliere del Lavoro «per il grande coraggio e per l'indubbia abilità imprenditoriale ».
Dalla piccola bottega di Catanzaro ai mercati esteri, dove iniziarono a campeggiare le caffetterie con il logo «Guglielmo Caffè », l'azienda è sempre stata in grado di veicolare con successo una immagine di un territorio attivo e produttivo .
La storia di Don Gugliemo , ha ispirato un romanzo, quello della scrittrice catanzarese Adriana Lopez dal titolo «Guglielmo, l'imperatore dei tre colli », dal quale è stato realizzato successivamente uno spettacolo teatrale, scritto e diretto da Gregorio Calabretta, stalettese anch'egli, dal titolo «Guglielmo, quando nessuno ci credeva ».
Il Comune di Stalettì per omaggiarlo per l’amore profuso verso quello che era diventato il suo paese e per le indubbie capacità imprenditoriali ha voluto intitolargli una via, la strada che congiunge la Torrefazione con il Villaggio Guglielmo. Un'altra strada gliel'ha dedicata il Comune di Catanzaro cosi come la Sala Convegni di Confindustria Catanzaro porta il suo nome.
Scomparso nel 2003 a seguito di una malattia, ha lasciato eredi amministratori dell'azienda che continuano fortemente ad ispirarsi al suo pragmatismo e alla sua lungimiranza, apportando ulteriore "valore aggiunto" in termini di marketing, tecnologia e organizzazione.